Un carnevale che scaldò i cuori



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Dopo le scorpacciate di festa del Giovedì Grasso e del sabato nei villaggi vicini (Mollaro, Segno e Dardine), finalmente arrivò il momento più atteso: l’ultima domenica di Carnevale, la giornata di Tuenetto!
Con il tradizionale motto che faceva sorridere grandi e piccini – “Magnàn e bevén tuti contènti, ancia chéi che è senza dènti!” – i preparativi partirono già sabato 1° marzo. Prima missione? Testare le cucine (perché guai se qualcosa non funzionava!) e preparare le mitiche polpette di maiale, ingrediente principe del leggendario “Tonco de pontesèl”.
Sì, perché quest’anno il comitato organizzatore del carnevale scelse un menù tanto classico quanto goloso: polenta e tonco de pontesèl. A questo punto vale la pena riportare una curiosa leggenda che spiega il nome di questa ricetta:

Si racconta che, in un’allegra e chiassosa giornata di festa, una signora si trovò alle prese con un’impresa degna di un’eroina della cucina: sfamare un'orda famelica di parenti, tra cui il suocero anziano, dall’appetito leggendario.
Per il gran banchetto, la padrona di casa aveva preparato un fumante e profumatissimo spezzatino, capace di risvegliare l’appetito persino delle pentole! Ma, proprio quando i piatti stavano per essere serviti, ecco il colpo di scena: il vecchio patriarca si alzò all’improvviso e, con un’espressione di estrema urgenza, corse verso il bagno.
Ora, c’è da sapere che nelle vecchie case trentine il “bagno” non era proprio quel comodo rifugio di oggi, ma piuttosto un poggiolo o terrazzo (detto in dialetto “pontesel”), esposto ai venti e agli sguardi indiscreti dei passanti più curiosi.
Nel frattempo, i parenti, seduti a tavola brandendo le posate ormai impazienti tra le mani, non resistettero più alla tentazione: lo spezzatino sparì in un batter d’occhio, lasciando dietro di sé solo tristi ricordi e un pentolone ormai vuoto. Quando il suocero tornò, fiero della sua impresa e pronto a gustare il suo piatto, trovò solo ossa e vapori lontani di ciò che era stato un trionfo culinario. Panico! Ma la signora, con la prontezza di un’abilissima cuoca in tempo di crisi, non si perse d’animo. In un lampo si catapultò in cucina, raccolse quel che restava degli ingredienti, e con un tocco di genio mescolò carne, brodo e farina tostata, creando una pietanza tanto semplice quanto straordinaria.
Il suocero, che si aspettava un misero pasto di ripiego, si ritrovò invece davanti un piatto delizioso e sorprendente. Con un gran sorriso e un boccone dopo l’altro, proclamò con soddisfazione che quella bontà doveva diventare un classico della tradizione trentina.
E così, da un piccolo pasticcio e una grande fame, nacque un piatto che ancora oggi riempie le tavole e i cuori!


Ma torniamo a noi. La domenica mattina, mentre il sole faceva capolino dietro le montagne, i volontari del comitato si misero all’opera per trasformare la piazza nel cuore pulsante della festa. Certo, il termometro segnava due gradi sotto zero – ma che importa? Il cielo era limpido, l’aria frizzante, e bastava accendere i fornelli per scaldare l’atmosfera! In un battibaleno comparvero tavoli, panche, pentoloni fumanti, e tutto fu pronto per accogliere gli ospiti.
Alle dieci in punto, come una sinfonia ben orchestrata, cominciò il concerto dello sfrigolio: quattrocento polpettine di carne di maiale ballavano nelle padelle, sprigionando un profumo irresistibile che si spandeva per tutto il paese. Inutile dire che il richiamo gastronomico fu infallibile: uno dopo l’altro, gli abitanti di Tuenetto e dei dintorni arrivarono in piazza, mascherati e sorridenti, pronti a gustare il piatto forte della giornata.
Ed eccolo servito, il trionfo del Carnevale di Tuenetto:
Una polenta dorata e fumante, che sembrava un piccolo sole nel piatto.
Il tonco, rosso e invitante, punteggiato di succulente polpette.
Un contorno di fagioli borlotti e un bel pezzo di formaggio a completare l’opera.
E, per tutti (tranne per qualche raro astemio che si accontentò di un triste bicchier d’acqua), un generoso bicchiere di vino rosso, perché ogni Carnevale che si rispetti ha bisogno di carburante!
Ma la festa non finì certo con il pranzo! Dopo il caffè e il dolce dei grostoi, le tavolate si animarono con chiacchiere, scherzi, risate e prese in giro – perché a Carnevale ogni battuta vale! E prima che il sole cominciasse a scendere dietro il Brenta, arrivò il momento della Gran Tombola: premi per tutti e ancora risate a non finire, fino a quando la piazza di Tuenetto si svuotò lentamente, lasciando dietro di sé un campo di battaglia fatto di coriandoli e ricordi felici.

La sindaca di Predaia, passata a salutare i paesani, trovò i volontari ancora all’opera, intenti a spazzare via i resti del Carnevale, e li ringraziò per il tempo e la passione dedicati a questa festa speciale. Il Carnevale di Tuenetto 2025 sarà ricordato tra i più belli e genuini di sempre! E con un ultimo brindisi, il saluto è stato uno solo: “Arrivederci al 2026… se Dio vorrà!”
FOTOGRAFIE
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